martedì 15 novembre 2016

LuccaJunior2016





Dal momento che ormai anche Lucca Comics 2016 è acqua passata, posso postare questo disegno.
Si tratta dell'illustrazione con la quale ho partecipato al concorso di Lucca Junior, il cui tema annuale era la celebrazione del decimo anno del concorso stesso. Il bando richiedeva che il "10" fosse interpretato dal partecipante in modo originale.

Ebbene.

Non ho vinto, anzi, non sono stato nemmeno selezionato per la mostra, del resto eravamo quasi 500 a partecipare, e la giuria selezionava solo una trentina di lavori. Di buono c'era che veniva comunicato anche l'esito negativo, almeno uno si mette il cuore in pace. Qui la gallery delle illustrazioni selezionate per l'esposizione. Ce ne sono molte davvero interessanti, dateci un occhio.

Avevo stabilito di scartare le prime dieci idee che mi fossero venute alla mente, depennando subito cose tipo "dieci piccoli indiani" o "i dieci comandamenti" e via decimando. Parafrasando Donald Draper in Mad Men, se devi farti venire una idea il consiglio è di pensarci molto intensamente e a lungo, e poi dimenticare tutto. Dopo l'idea ti esploderà davanti; ed è possibile, aggiungo io, che sia quella giusta.

Ci ho rimuginato per un paio di giorni, poi mi sono dedicato ad altro, e infine ecco l'idea, completa e definita Chi mi conosce sa che non sono il tipo da innamorarsi delle proprie idee solo in quanto proprie. Tuttavia succede anche a me di riconoscerne una buona, quando capita, e quella mi piaceva.

Avete presente il gioco della campana? Forse, come me, lo conoscete con un altro nome, di nomi questo gioco, ne ha millemila, e ci abbiamo giocato tutti, da piccoli. La versione a me nota contava per l'appunto dieci caselle, anche se - avrei scoperto, dolendomene -  questa non è necessariamente la regola. Comunque, avevo trovato il mio 10. Trovato quello, il resto è venuto da sé. 

Avevo in mente, Dio sa perché, l'immagine di questa giovane mucca, tenerona, simpatica e soprattutto grande, molto più grande dei suoi compagni di gioco, e forse anche più grande rispetto ad altre mucche, e costei inconsapevole della sua mole si impegnava nel gioco, ignara dell'effetto che faceva ai suoi piccoli amici vederla vacillare in equilibrio su un solo piede, determinata e innocente in cuor suo, ma minacciosa come una valanga, e forse in procinto di rovinare al suolo mietendo vittime.



Questa è stata la prima versione. Per la verità mi piaceva la sua silhouette sghemba, e lo slancio verso l'alto della zampa inferiore destra, la posa aveva un ché di precario che secondo me funzionava. Pieno d'ottimismo, ho fatto qualche prova di colore, definendo anche un paio di comprimari, visto che c'ero.





Ad un tratto quella posa non m'è piaciuta più; troppo scomposta, troppa inspiegabile asimmetria, e soprattutto era troppo facile ironizzare su quella gamba alzata e la conseguente espressione stralunata degli altri animaletti. 




Eccola qui, alla sua seconda, perfettibile ma più composta versione.

Nel frattempo avevo anche delineato un poco gli altri comprimari. Dovevano essere di più, una vera folla, ma alla fine ho stabilito che dieci bestiole sarebbero state in numero sufficiente, se non altro per coerenza numerica. Due bestiole le avevo già, mancavano le altre otto, più una di riserva.




Definire le sagome in questo modo, col solo nero, mi aiuta a concentrarmi sulla sola espressività della posa. Come potete vedere, alcuni animali sono arrivati fino in fondo, altri sono stati scartati e sostituiti, altri ancora si sono trasformati in animali diversi per esigenze varie. Infine mucca e comparse sono state assemblate per trovare il giusto equilibrio dimensionale. Volevo che la mucca fosse grande, incombente, come ho detto, ma non tanto grande da oscurare completamente le altre bestiole. Insomma, non volevo perdere la visione d'insieme.



Poi sono tornato a modificare la massa corporea della mucca, per renderla più burrosa e tondeggiante e magari conferirle una espressione meno... meno scema, ecco.




Alla fine ho rinunciato al formato quadrato, in favore di un rapporto altezza/larghezza di tipo tradizionale, cambiando di posto le figure alla ricerca di un più efficace gioco di forme. 




Ed ecco il risultato finale, uguale a quello che avete visto all'inizio, ottenuto saturando i colori ed elaborando lo sfondo con una infinità di pennelli grunge e una tessitura telata, divertendomi a nascondere dietro una apparenza di pittura tradizionale un lavoro dichiaratamente digitale.

Il tutto, dall'idea alla definizione finale passando dai vari rifacimenti, ha richiesto circa tre giorni di lavoro, un caso raro di ispirazione felice e di realizzazione senza grossi intoppi. E' una soddisfazione quando succede. 


giovedì 10 novembre 2016

Emanuele






Il disegno che vedete è stato dipinto tutto a Photoshop. Sulle prime ho tergiversato un po' nel cercare di capire che forma dare al drago (sui tratti somatici del bambino, ovviamente, non avevo dubbi, sapendo di chi si trattava). 




Come spesso succede, dopo molte prove ne avevo abbastanza; quindi ho messo tutto da parte, e ritrovandomi con una matita in mano mentre ero al telefono, ecco che l'immagine è venuta fuori quasi da sé. 




Tra le molte illustrazioni "per" e "con" bambini che ho fatto fino ad ora, questa è quello che mi piace di più, forse perché la tecnica pittorica sta finalmente maturando. Appunti per il futuro: in basso a sinistra, nel triangolo che si forma tra la colonna vertebrale del draghetto e la linea di pavimento forse avrei fatto meglio a "spegnere" un poco l'azzurro, desaturarlo di una decina di punti. E' vero che quella zona in ombra prenderebbe la luce di rimbalzo dal pavimento, ma brilla comunque un poco troppo. Giusto per essere autocritici, eh.  






lunedì 17 ottobre 2016

L'ultima domanda - Isaac Asimov


Amo questo vecchio e suggestivo racconto di Asimov, pubblicato la prima volta nel 1956 ; era il suo preferito, tra le centinaia di racconti che aveva scritto. Un consiglio: se non conoscete il finale, non rovinatevi la sorpresa. Godetevelo, se vi va, in questa bella versione letta da Emilio Gatto

giovedì 24 settembre 2015

Non ho bocca, e devo urlare - H. Ellison

Che bomba, questo racconto di Ellison, letto magistralmente da Edoardo Camponeschi, di Ménéstrandise Audiolibri.



Fantascienza dura e pura, vecchio stile. Godetevelo.