venerdì 29 ottobre 2010

Bozzettaccio





E’ il lavoro più sporco: parlo di polvere di grafite e cancellature approssimative. È anche un momento notevolmente creativo, i segni si sovrappongono, le linee si accavallano, si accatastano, si affastellano, si contendono i contorni della figura, e nell’insieme formano una qualche sinfonia che suona solo per l’orecchio drogato del disegnatore.
In questa fase non esiste disciplina alcuna, la grafite plasma la materia, scava lo spazio bidimensionale, crea profondità e volumi. La vignetta esiste, in eterno movimento nella mente del disegnatore, e la mano fatica a stargli dietro, a trattenere i contorni sfocati dell’azione, a congelare la posa, l’inclinazione della testa, la curva del braccio, il gesto che sottolinea le parole che verranno.

È un impulso fatto di curve nervose, l’unico istante propriamente eiaculatorio.

Il momento di sfoltire arriverà, presto o tardi. Cancellare l’eccesso grafico per estrarre, non senza le solite incertezze, l’unica linea sinuosa che descriverà panneggi tridimensionali e volumetrie anatomiche. Fino ad allora esisterà solo il bozzettaccio informe, mosso come una foto sfocata e forse proprio per questo, talvolta, più vivo e caldo di qualunque immagine nitida sia mai possibile ricavarne in ostinati ripassi a punta fine.
Il bozzettacio è l’incontro seminale, la prima scintilla di vita autentica. Il resto è tecnica e mestiere.
Tanto di cappello, per carità. Ma bisogna esserci portati.

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