sabato 6 novembre 2010

Lucca 2010 - Giorno secondo

Complice il cambio d’orario, mi ritrovo il giorno dopo a bussare al vetro della biglietteria ancora chiusa, deciso a far valere le mie ragioni. I ragazzi, dietro i vetri della guardiola, si toccano il polso come ad invitarmi a guardare l'ora. Io rispondo toccando il mio orologio, come a dir loro d'averla guardata bene, che cazzo!
I ragazzi aprono il vetro scorrevole spiegandomi certe cose a proposito di ora solare e ora legale, al che mi ritiro in disparte dichiarando touchè, e disponendomi all’attesa. Mentre regolo l'orologio facendo finta di niente arriva la pioggia; una pioggia insistente e fredda che avrebbe funestato l’intera giornata inzaccherandomi fin del midollo osseo. Con le scarpe scoreggianti d’acqua, rinuncio all'idea di evitare le pozzanghere, concludendo che, causa tipologia di pavimentazione, quando a Lucca piove ti devi bagnare, punto.

Mi dirigo impettito verso la zona dei padiglioni, pronto ad una nuova giornata di emozioni. Ma sono troppo in anticipo, i padiglioni sono ancora chiusi, e l’acqua viene giù a secchiate dal cielo, e viene giù dai tetti e risale sfrigolando dal fondo stradale. Ne approfitto per idratare ben bene quelle parti del mio vestiario che sono miracolosamente sfuggite alle prime sferzate di pioggia.
Zuppo e mollo al punto giusto, con le sigarette che mi si sfilacciano in bocca, ricomincio a vagare tra copertine patinate di nuove pubblicazioni e stand traboccanti di albi a fumetti. Sfoglio e compro, compro e sfoglio; leggerissimi biglietti di cartamoneta si tramutano in pesanti volumi che vengono ordinatamente riposti nel mio zaino fradicio.

In qualche modo ritrovo Manunta, mi riconosce, e ne approfitto per fargli vedere la mia storia pubblicata. Lui fa acute osservazioni sui difetti grafici, preoccupandosi di chiedermi continuamente se trovi offensivo quel suo comportamento. Io spiego che ho superato da decenni la mia fase permalosa, e che se un disegnatore di fumetti professionista revisiona le tavole di un autodidatta come me, non riesco proprio a capire perché dovrei offendermi. C’è gente che paga per avere dritte come quelle, dovrei essere pazzo ad offendermi.
Mi da diversi consigli su alcuni trucchi del mestiere, io ascolto rapito prendendo appunti mentali. All’improvviso noto i vari difetti piccoli e grandi della mia storia, e mi domando come abbia fatto a non notarli da solo. Giuseppe mi incoraggia ad andare avanti, e mi fa una proposta interessante; proposta che si dissolve nel momento in cui ammetto di non avere disegnato, nell’ultimo anno, altro se non quello che è lì davanti a lui. Decidiamo di restare in contatto, compro un suo libro pieno di trucchi del mestiere e lo saluto con una calda stretta di mano. Lui non lo sa, ma mi ha praticamente regalato un anno di corso di fumetti. Se potessi, mi metterei subito al tavolo da lavoro.

Fuori dal padiglione incontro una cosplayer di Wonder Wondam, una splendida ragazza di cui innamoro all'istante e che da almeno mezz’ora non riesce a sottrarsi ai flash dei passanti, e posa con tutta la sfrontata eleganza delle sue lunghissime gambe, tracciate con mano amorevole da quel grandissimo disegnatore di fumetti che è Dio in persona. Se qualcuno le si affianca per farsi fotografare accanto a lei, lei lo lega approssimativamente col suo lazo dorato. Piuttosto arrapato dalla situazione afferro per il bavero il primo venuto e gli piazzo in mano la mia Panasonic, chiedendogli di fotografarmi. Mi butto tra le braccia di Wonder Woman. Accanto a lei c’è l’Uomo Tigre II, a dorso nudo, e mi chiede se voglio anche lui nella foto. Certo che sì, dico io.



La futura madre dei miei figli, se solo lei sapesse di esserlo...


Non lo fa, forse per non ripetersi troppo; la mia solita fortuna, fanculo! Mi sono appena allontanato da lei, quando arriva un Bat Man; i passanti applaudiscono e chiedono una foto di Wonder Woman e Bat Man insieme. Bat Man non se lo fa ripetere, lei si mette in posa ma Bat Man, più sfacciato di me, le dice: “Legami, legami… torturami!”. Lei ride e lo avvolge, nel lampeggiare di flash. Roso dall'invidia mi allontano mentre il cielo, ricaricatosi d'acqua, ricomincia a versarsi sulla terra.







Incontro Compagnie dell’Anello e Drughi, Iron Man e Predator, Wolverine ed un numero imprecisato di lolite ispirate a mille manga a me sconosciuti, Lara Croft e molteplici versioni di Lupen III. Incrocio Rorschach e pacca sulla palla gli dico “Grande!”. Lui ride dietro la sua maschera e mi ringrazia. Siamo proprio dei cazzoni.

Non solo il costume era perfetto... ma muoveva
le zanne della bocca esattamente come nel film.

In quale altro posto al mondo, se non a Lucca Comics, puoi chiedere ad una bella figa se puoi farle una foto e sentirti rispondere: “certo, volentieri!”, per poi vederla mettersi in posa con tutta l’eleganza congenita nel sesso femminile?


Graziosissima, invidio colui che ti avrà tra le braccia stasera.



Torno alla Coniglio, ri-saluto Laura Scarpa e compro un volume da lei curato nel quale intervista vari autori di Dylan Dog, volume che il giorno prima, causa emozioni, mi era del tutto sfuggito. Me lo faccio autografare, poi riparto alla carica, dedicandomi questa volta, quasi esclusivamente agli acquisti di albi pornografici anni ottanta, dove gente come Siniscalchi o De Angelis o Romanini (e mille altri) ha mosso i suoi primi passi.

Uno che non ha bisogno di presentazioni.


Trascorro ore inginocchiato in mezzo a scatoloni e cataste di fumetti, alcuni nuovi, altri vagamente muffiti, roba buona e giusta tipo Isabella o Vartan, sfoglio e compro a pochi euro solo se la storia visionata al volo promette di prendermi bene con un adeguato contenuto di sesso & violenza, non necessariamente in quest’ordine.
Ho lo zaino pieno devo procurarmi dei grossi sacchetti di carta per il resto della roba. La giornata procede come una danza in quattro quarti: inginocchiarmi, sfogliare, pagare e insaccare. Passerei così il resto della mia vita, bancomat permettendo.
Quando dico inginocchiato tra gli scatolini intendo questo.

Ho ancora i piedi fradici e la vescica gonfia, dovrei far pipì ma il tempo è tiranno. Continuo la visita a piedi gelidi, confidando in certi miei presunti superpoteri che dovrebbero risparmiarmi la polmonite. Trascorro svariati minuti a studiare tavole originali protette dentro enormi raccoglitori; le tavole de il numero 14 di Dylan Dog ("Tra la vita e la morte") disegnate da Luigi Piccatto sono in vendita per la prima volta; sfoglio la storia, estasiato, vedo il segno di Piccatto , le sue chine dense, il segno fluido, il fantasma della matita sotto le campiture piene. Deglitusco per non sbavare. Sono interessato? Certo che sono interessato, dico al venditore! E’ il mio portafogli a non esserlo, non io. Me ne rendo conto dopo aver tirato fuori il penultimo biglietto da 50 euro: mi chiedo quando e quanto io abbia prelevato l’ultima volta, e le risposte non mi piacciono per niente.
Dopo aver comprato un poco di regali per i bambini del mio capo e del suo vice, mi avvio alla macchina, stanco e curvo sotto la pioggia. I piedi gridano vendetta, i capelli sono zuppi d’acqua e non posso tenere l’ombrello né (quel che è peggio) fumare perché ho le mani occupate. Raggiungo la macchina, sistemo i bagagli, faccio pipì sotto la pioggia, acqua nell’acqua, fumo, poi parto e mi immetto nella coda quasi immobile di auto in uscita.
Programmo il navigatore in modo tale da farmi evitare l’autostrada intasata, in cui le migliaia di automobili sono ferme da ore, abbaglianti e strombazzanti e nervose, coi tergicristalli isterici. Mi inoltro nelle campagne lucchesi prive di illuminazione stradale, facendola in barba a tutti e guido verso casa, sazio, appagato, gonfio, sporco di colori e di china, pensando ad un intero anno da trascorrere, dodici mesi di prosaica, banale, grigia, trita, sciocca, realtà. Realtà, realtà ovunque mi girerò a guardare. Un anno di piedi per terra. Un anno con la testa troppo lontana dalle nuvole.



Ecco una foto di insieme, nella quale la possente mole dei miei acquisti

fa bella mostra di sé. Notare il bel copridivano di Diabolik,
oggetto di cui vado fiero anche se ho già trovato il modo di macchiarlo,
credo, irrimediabilmente.



Zaino in spalla e sacchetti in mano, varco il cancello di casa nel buio piovoso della campagna, metto su un DVD con un film interpretato dalla tette di Eva Henger e mi preparo la cena. Sono le nove e mezza, e nel silenzio della sera, nel crepitare dell’acqua che inizia a bollire, regolo l’orario sul display del forno a microonde, e minuto dopo minuto mi ritrovo restituito alle cose comuni di questo mondo.

7 commenti:

  1. Cacchio, sarei curioso di vedere la foto con Bat Man, perché quasi sicuramente è il Bat Man che ho fotografato anch'io e che conosco molto bene. Mi farebbe strano pensare che a Km di distanza due miei amici che però tra di loro sono perfetti sconosciuti si siano ritrovati, incrociati e fotografati... Ora saprai anche perché quel Bat Man urlava certe cose ;)

    Mandami la foto... anche in pvt se ce l'hai
    Etto

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  2. Ma tutta quella roba hai comprato????? maronna!! Complimenti per il copridibano di Batman, originale! Ma il pezzo migliore è di sicuro la tazzotta per la colazione ;)

    Graz

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  3. ..ah è Diabolik non Batman, ho fatto un po di confusione.. :-P

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  4. :-) Sì, la tazza è un pezzo di classe, devo dire. Gra, hai trovato il particolare misterioso?

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  5. ma i muscoli dell'uomo tigre sono veri!

    mim

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