giovedì 6 gennaio 2011

Due soli insieme


Questa è un foto a 360 gradi dall'orizzonte visto dal punto più alto della casa di mio padre; la quale casa non è molto alta, ma su questa pianura basta per guardare lontano. Si può vedere il mare, appena uno spicchio strizzato tra le colline basse. Questo è il tempo alla vigilia della mia partenza per Firenze, ove, si dice, il cielo sia bianco e minacci neve.





Ferie natalizie finite, domani sul presto riparto. Un viaggio imminente è sempre un buon motivo per essere vagamente inquieti. Qualcosa lasci, qualcosa trovi. Ci sono cambiamenti.

Da anni ho fatto il callo a questo vago senso di inquietudine; non che il tempo l'abbia reso meno spiacevole, beninteso. Quando si parte, quale che sia la direzione, è inevitabile domandarsi cosa si stia lasciando e a che prezzo, per andare verso cosa. La faccenda del clima, il bel tempo di qua contro il cattivo tempo di là, è solo uno dei tanti modi in cui due stati d'animo si confrontano ogni volta, persino a prescindere dal tempo stesso.

Tornare nel Salento, ma soprattutto doverlo poi lasciare, significa sempre allontanarsi come dal luogo di un misfatto. Specialmente nel lasciarlo, devo dire, avverto una subliminale, insistente colpa. Succede da anni, sin dai tempi dell'Università, solo che gli esami, almeno, mi assolvevano. O così mi sembrava.

Oggi invece ho la sensazione di stare procrastinando all'infinito uno stato di sospensione di cui non riesco a venire a capo. Continuo a domandarmi se la mia vita sia qui, o lì. Una domanda la cui risposta mi sembra sempre più urgente, anno dopo anno. E mi domando anche se la mia non sia una forma di infingardaggine o di pavidità. O anche entrambe.


L'ufficio, il lavoro, i volti e le strade, le abitudini di ogni giorno, quella normalità di oggetti e superfici familiari, tutto, nella culla di questa vacanza sospesa, involontariamente spartana, è sembrato distante come un sogno non mio.


Negli ultimi anni, da quando viviamo da soli entrambi e ci incontriamo un paio di volte all'anno, il distacco si è fatto per me molto più... complesso. Non so com'è per lui.

So che è assurdo, ma mi chiedo se mio padre, pur contento di avermi avuto qui durante questa quindicina di giorni, sotto sotto non sia ansioso che mi tolga dalle scatole, per poter poter tornare alla sua vita di sempre, coi suoi ritmi, gli orari e le consuetudini; insomma, quella vita di cui - inutile girarci intorno - anno dopo anno faccio parte sempre meno.

E' strana questa mia esistenza tra due destinazioni lontane, difficilmente conciliabili, con troppa autostrada tra l'una e l'altra. Luoghi, l'uno e l'altro, ai quali ho attribuito negli anni, troppi significati.

Alla fine concludo sempre così: intanto vado, poi vedrò. 



5 commenti:

  1. bella la veduta, un paesaggio piatto disteso, calmo :) e c'è pure il mare

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  2. bravo ale. Ogni volta che dopo una festività lascio la mia città, la mia famiglia e quindi i miei affetti, anch'io vengo colto da autentica saudade, molto pensierosa che si dipana per tutta l'autostrada, lungo il percorso. Comincio dunque a pensare mentre guido, ai vari momenti passati, agli amici rincontrati e a quelli non visti, insomma a tutte le situazioni vissute li' nella terra natia. Mi è piaciuto molto questo pezzo, perchè dal mio canto non riesco attualmente a sintetizzare il mio vissuto, almeno per il momento non ci riesco.

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  3. grazie per i commenti, fa piacere un po' di feedback...

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  4. Azz, che bella immagine. A firenze manca questo cielo.

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  5. aaaaaaaaah! l'ho capito solo ora il titolo riferito alla foto!! :-D

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