domenica 20 febbraio 2011

Foto sfocata di due come noi



Ho appena scritto la parola FINE. La parola più amata e più odiata da ogni autore di storie, lunghe o corte che siano.
Questa si intitolerà “Due come noi”, e parlerà d’amore, di sesso e di giocosa complicità. I soliti ingredienti, insomma, che spero d'essere riuscito a miscelare in maniera originale. Mentre scrivo, le stampe di prova asciugano ordinatamente distese sul pavimento, complete di colore e lettering; ed io mi sono guadagnato il sacrosanto diritto di appoggiare i piedi sulla scrivania, aprirmi una lattina di Pepsi e domandarmi chi me l’abbia fatto fare.

Il primo post relativo a questa storia risale al 19 settembre. Ancora un volta mi convinco che, per un autore, lo spazio bianco tra le vignette racconti molto più dei disegni. In quegli spazi bianchi si annidano entusiasmi e sbalzi creativi, ma anche malumori e giorni di vuoto. E tante altre cose, ci sono in quegli spazi, che spesso nulla hanno a che vedere con il disegno, momenti in cui la vita reale di reclama con i suoi aspetti inesplicabili e con i suoi telefoni che non squillano quando vorresti.
Quando ho disegnato “Performance” ho lavorato letteralmente nei ritagli di tempo, ed era anche un periodo di merda: lavoravo pure nelle pause di mezz’ora tra un lavoro ed un altro, dovevo accontentarmi di andare avanti a piccoli sorsi, ogni minuto libero era buono per dare un ritocco ai disegni o riscrivere i dialoghi. Ho iniziato a disegnare “Performance” verso la fine del novembre del 2009, e tra interruzioni e accelerate, l'ho consegnata intorno alla metà di luglio dell’anno successivo.
“Due come noi” ha avuto molto più spazio, ho sacrificato molto più tempo, cercando di essere meno dispersivo, di prendermi ogni giorno il giusto numero di ore da dedicarle. Ogni giorno, tutti i giorni, come dice "El Mariachi", sia pure a proposito della chitarra… anche più di otto ore, a volte, e spesso facendo tardi. Resistendo qualche volta alla tentazione di buttare via tutto e lasciar perdere, ma anche dandosi un contegno nei momenti in cui l'ispirazione è felice, la mano è calda, e i disegni sembrano venire al mondo da soli.
Nonostante questo ci sono voluti quasi sei mesi, in un tempo equivalente un professionista arriva a disegnare quasi un albo intero tipo “Dylan Dog”.
Rispetto a "Performance" mi sono preso la libertà di creare a me stesso ogni genere di difficoltà possibile circa le pose dei personaggi e il taglio delle inquadrature. Non mi sono concesso alcuna semplificazione, povero fesso.
E ho anche cambiato il nome della protagonista.
Comunque ci ho messo impegno e sono soddisfatto del risultato, molto di più di quanto non lo fossi per “Performance”. Ho utilizzato una tecnica di colorazione digitale molto pittorica, come testimoniano i diversi video, per completare tramite il chiaro scuro le fisionomie delineate da un contorno essenziale. Ho eliminato i tratteggi a matita, ho perfezionato la tecnica del ripasso tramite la stampa in toni di blu, e non ho mai fatto ricorso al ricalco diretto di una foto, trucco al quale (lo ammetto) “Performance” mi aveva obbligato nei momenti di maggiore sconforto.
Sono stanco ma contento.
Ora mi prenderò una pausa dal fumetto.
Sto già facendo le valigie: parto per il pianeta Terra per qualche settimana, torno nel mondo reale. Mi piacerebbe trovarlo cambiato, dopo la mia vacanza nel mondo delle nuvole parlanti, ma in fondo credo che troverò tutto come l'ho lasciato.
Dovrò approfittarne per fare un mucchio di cose di vita vera rimaste in sospeso.
E già sento la mancanza del cartoncino e dell’invenzione, del colore e dei bei volti. E poi mi punge da qualche giorno l’idea di procurarmi dei colori ad olio, ho alcune idee in grande formato e una gran voglia di sporcarmi le dita e sperimentare qualcosa in direzioni diverse. Devo al più presto dar vita a qualcosa. E nello stesso tempo vorrei approfondire il digital painting e magari fare la follia di investire un po’ di soldi nell’acquisto di una tavoletta grafica nuova.
Restate sintonizzati su questo canale. Presto spedirò le tavole, e se tutto va bene vi comunicherò la data di pubblicazione.
Ed ora scusate, ma ho intenzione di andare ad ascoltare gli uccelli che emigrano. Non avete idea del casino che fanno nella campagna qua intorno, abbarbicati come grappoli di frutta fremente praticamente su ogni ramo.

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