venerdì 8 luglio 2011

Appunti di una sera d'estate

Arrivo all’Arena di Gavinana, parcheggio lo scooter infilandolo a stento tra due scooter parcheggiati a stento, e il cameriere mi accoglie, mi fa strada, mi da un tavolo con vista sul palco. Mi sento importante, mi domando il come mai di tanta sollecitudine, poi la memoria mi cade su un frangente di una delle ultime volte in cui forse per una congenita disfunzione matematica o forse solo per via del doppio rum, ho lasciato qualcosa come otto euro di mancia. Mi domando se quella sera sarò all’altezza dei miei distratti precedenti, poi decido di fottermene, e ordino una media che arriva all’istante.

La cameriera carina non è assegnata al mio tavolo, ed è pure vestita in modo diverso, ma mi domanda con un sorriso se io sia solo e trattengo a stento l’invito a volermi fare compagnia; dico solo sì e chiedo una matita e mentre aspetto che arrivi la pizza rivolto la tovaglietta dal lato bianco.

E mi viene in mente che giusto un anno fa, giorno più giorno meno, scrivevo un post tipo questo, sempre Arena, sempre Gavinana, sempre in prima persona tempo presente, sempre pizza e birra. Mi domando, sul retro della tovaglietta, se tutto questo possa o meno avere un senso, e intanto la pizza arriva ma non ho fame. Colpa del diluente, suppongo: devo averne respirato troppo. O forse è colpa del tempo presente.

Stasera c’è una band di ragazzi sui quaranta, ma il mixer è impostato da cani e la voce si sente poco e male. Sono a metà pizza quando al tavolo accanto al mio si siede un tizio, e ordina una media e si accende una Marbloro e per un attimo mi sento sdoppiato, e sono appena alla prima media.

Il cameriere sollecito mi tiene il bicchiere sempre pieno.

Apro il cellulare, lo richiudo.

C’è aria di festa, stasera. Il viale era insolitamente affollato. Notte bianca? Anche l’Arena è più brulicante del solito, c’è pure il tiro a segno e sulle teste degli astanti si levano due palloncini, alleggeriti dall’elio, uno di SpongeBob e l’altro di Barbapapà, a condividere lo stesso pezzettino di cielo con quasi lo stesso sorriso ignari dell’anacronismo.

Il tipo solitario seduto accanto a me sembra allegro. Rispetto a me è più anziano, più magro, più alto e decisamente più fuori di testa. Canta appresso al cantante e si sovrappone e sembra allegro pur seduto da solo ad un tavolino da quattro. Sembra uno che abbia deciso di prenderla come viene. O forse è solo un esaurito. Se me ne importasse qualcosa, immagino che dovrei chiedermi cosa pensi lui di me, specularmente, diciamo.

E mentre guardo i palloncini oscillare attaccati a chissà quale bambino, sento la stessa merdosa cosa che ogni volta alle feste mi rema contro; si scava trincee con le unghie e si aggrappa e sembra seriamente intenzionata a togliermi dalla bocca ogni eventuale sapore di buono; vuole prendersi il ricordo del torrone e dei mostaccioli, e quello dei fuochi artificiali; vuole prendersi i colori delle bancarelle stracolme di giocattoli e delle luminarie della festa patronale per la via, e della folla troppo alta per un bimbo e della mano, quella adulta e sicura, che tenevo stretta per non perdermi nella folla forse per sempre. Esattamente come adesso, mi dice, quella cosa che mi rema contro. Non uno con tutto, ma uno dei tanti, mi dice.

E nei solchi scavati dalle unghie, qualunque cosa ci versi scorre nella stessa direzione, verso valle.

Non posso fare a meno di pensare che forse tre sopravvissuti come noi non dovrebbero tenersi a distanza, lasciando al caso e al telefono il compito di riunirci a malapena. Non c’è bisogno di chiedersi se ci sia un senso nei chilometri che ci dividono ma che non riescono mai a dividerci abbastanza.

E come non bastasse la band attacca a suonare Bar Mario, e a quel punto è troppo, e chiedo il conto e mentre aspetto strappo un pezzo di tovaglietta piena d'appunti e appallottolo il resto pieno di schizzi a cazzo.

E presto attenzione alla mancia, prima di andar via.

2 commenti:

  1. allez goditi questo momento di empasse, fra qualche tempo ti ritroverai circondato di nuove cognatine, magari con prole rumorosa a seguito, nuovi cognati e nuova fidarompiscatole e rimpiangerai questo periodo di calma...
    csty

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  2. Se è per questo, lo rimpiango già.

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