mercoledì 13 luglio 2011

Trovati un bravo ragazzo, Dolores


Carissima Dolores,


lo so cosa stai pensando. Mi vedi seduto a questo tavolo quasi ogni sera da ormai… quanto? Tre settimane? forse più. Era inevitabile che il mio fascino ruspante facesse breccia nel tuo animo di giovane cameriera estiva. Forse ti sei domandata come mai un bel ragazzone come me trascorresse in modo così solitario le sue serate di luglio, a guardare senza interesse una band esordiente, e ad ordinare una birra dopo l’altra fino all’inevitabile rum liscio che di solito precede il conto e la ritirata. Forse hai pensato, non del tutto a torto, che venissi fino a qui per te, incapace poi di andare aldilà dell’ordinazione; incapace di farti una domanda semplice tipo “a che ora stacchi?”.

Forse vedendomi lì, pensoso, assorto, crepuscolare e affamato, hai pensato che facessi tenerezza, che bel pezzo di maschio, e sotto sotto ti sei chiesta chi fossi realmente, cosa facessi quando non ero seduto a quel tavolo, quali destini, e di chi, mi avessero traghettato fino a lì.

E nessuna di queste domande ha avuto una risposta poiché, per quanto facessi prove davanti ad uno specchio immaginario, al momento d’averti lì vicino sapevo solo dire “hu… portamene tipo un’altra, vai!”. Al che capivi e sorridevi e mi davi le spalle a volte nude e con gli occhi accarezzavo la curva del tuo collo di alabastro pensando al chiaroscuro dei capelli e a come sarebbe stato vederti posare per me, anche distratta o colta di sorpresa, o nell’atto di sorridere dei tuoi stessi pensieri o forse anche dei miei.
Ma vedi tesoro, tu sei giovane e per quanto io desideri incoraggiare le illusioni io che d'illusioni ho vissuto e vivo, devo avvertirti che non funzionerebbe.

No, non guardarmi così. Lasciami finire.

Ti chiederò di uscire e ci ritroveremo a chiacchierare sui lungarni, e ti parlerò delle luci increspate dal fiume cercandomi di nascosto una vigorsol nei jeans. Ti sembrerò romantico e ispirato per un quarto d’ora buono, e tu ti sentirai a disagio, perché non t’avrò dato il tempo per una doccia e avrai indosso gli abitini corti del lavoro e un grande desiderio di toglierti le scarpe… e anche se non lo ammetteresti mai, una parte di te si domanderà cosa potrà mai pensare tua madre di questo sinistro ragazzo di almeno dieci anni più grande, col mento ruvido di barba e un vago odor di Cuba Libre che promana dalle sue parole, per tacere degli svariati chili sopra il peso forma.

E sulla riva del fiume, mentre i locali chiudono, aspetterai che sia io a fare il primo passo, e invece sposterò il peso da un piede all’altro e ti parlerò dei film di Michael Mann prendendo tempo e aspettando che sia tu a farlo, questo fottuto primo passo, e un istante dopo sarà già mattina e…

… e sarai a casa mia, spaesata per l’assenza della moka e di ogni altra cosa adatta a preparasi una colazione o simili... e poi a sentirti respirare piano sul mio petto, accarezzandoti i capelli, fisserò il soffitto nel bozzolo del tuo riposo, a mia volta con occhio semichiuso e sincero, dirò a me stesso che va tutto bene anche se è tutto da ricominciare, un’altra volta, come a vent’anni ma senza lo slancio dei vent’anni e senza più quella rassicurante incertezza di un futuro troppo lontano per poterlo prendere sul serio. 

Con addosso il mio accappatoio Ikea troppo grande pure per me, ti troverò nel mio studio a guardare i titoli dei libri e io rischierò di fare tardi al lavoro; finirò di vestirmi e ti domanderò dove ho messo le chiavi, ma naturalmente non saprai rispondermi perché la sera prima non ci hai fatto caso. Troverò le chiavi, e prima di uscire ti avvertirò di non pensar male della gran profusione di riviste per adulti di cui la mia casa sarà disseminata, ti spiegherò al ritorno, ti dirò, e nel dirlo ricorderò di togliere almeno i “Corna vissute” accatastati ai piedi del divano. 

Forse durante le mie assenze, ti ritroverai a cercare tracce di me nel mio armadio e nei cassetti e troverai solo il disordine di chi da tempo se ne frega di quello e di ben altro. E capirai che avevo ragione, e quella luce opaca nei miei occhi, quando ti parlavo, era il medesimo dubbio privo di inflessione interrogativa che ora increspa la tua fronte.
Così al mio ritorno vorrai dirmi che dobbiamo parlare di noi, e io ti dirò che ti devo parlare pure io e me ne uscirò con una frase tosta del tipo: "Vedi, piccola, per dirla alla maniera di Neruda, sono vuoto, oggi, come un albero cavo da cui fuggirono gli uccelli".

E tu dirai che nessuno ti ha mai scaricata con tanta poesia, vorresti piangere, o almeno esser scopata un'ultima volta, magari senza le manette, ma hai già fissato con il parrucchiere, e allora io restando e tu dovendo andar via sbadiglieremo entrambi e non ci domanderemo nemmeno il perché di tutto questo. E tra noi aleggerà il sottinteso di un amor fugace, amor di luglio; e a pensarci bene nessuno dei due aveva poi tutta questa voglia di trascorrere il mese d'agosto attaccato al telefono a soffiare sulle braci di un sentimento alimentato dalla distanza, come si dice che faccia il vento coi fuochi grandi. E ci diremo addio senza versare nemmeno una lacrima e senza nemmeno scambiarci i numeri, ti offrirò d'accompagnarti e tu mi dirai "ma no faccio due passi". 

Così, carissima Dolores, come vedi è già scritto tutto, è un film già girato, già visto; hanno pure già dato gli Oscar (a te, come miglior attrice non protagonista, e a me per la miglior sceneggiatura), e professionalmente raccoglieremo l’ovazione del pubblico e prima che uno di noi abbia modo di pensare al fatto che non abbiamo nemmeno una foto insieme, guarderemo scorrere i titoli di coda e il giorno dopo ognuno troverà equo e solidale esser restituito alla vita di ogni giorno.

Non ti sembri strana dunque la mia richiesta, e non piangere. Trovati un bravo ragazzo, là fuori c'è uno meglio, uno a posto,  che ti aspetta. E anche se oggi credi ti faccia male, domani mi ringrazierai. 

Dimentichiamoci.

Allez

P.S. E quando puoi portami un'altra media, per favore.

2 commenti:

  1. basta col cubalibre fratello...vengo di persona a togliertelo li' tra gli olivi dove tu stai. Preferisco la birra, mettila in fresco, che prima delle sudate ferie ci vediamo.

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  2. o cacchio meno male che non l'abbiamo trovata a lavoro...

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