domenica 21 agosto 2011

Atene - prologo



A piedi nudi e pantaloncini, ci muoviamo per la casa, raccogliendo ora un oggetto, ora un altro, ciascuno immusonito nei suoi cazzi. Io e mio padre, dico. Ci teniamo sempre il muso quando trascorriamo insieme più di un tot. Intanto raccogliamo roba per il viaggio. Il caricabatteria del cellulare, eventuali farmaci, portafogli, documenti, poi ricordarsi di prelevare un poco di contante che non si sa mai. Macchina fotografica, l'altra macchina fotografica, caricabatteria per entrambe, una macchina fotografica di riserva e relativo caricatore, e poi gli auricolari per la comitiva, le pile per gli auricolari, forse un libro? Mutande, molte. Calzini, moltissimi. Spazzolino, rasoio elettrico. Mio padre guarda con sospetto le mie t-shirt, profetizza il mio disagio da canicola, la sindrome del girocollo, gli effetti nefasti del sole sui capi scuri e se lo lasciassi fare andrebbe avanti verso l'evoluzione di ciò in altri disastri. Cavallette, credo. Fiamme dal cielo, lo sterminio dei primogeniti. Vorrebbe che mi vestissi come lui. O comunque in un modo diverso da come mi vesto. 

Io lascerei correre, il problema, con mio padre, è che interpreta le mie opinioni - quando discordanti dalle sue - come deliberati atti di ribellione a tutti i costi, capricci testardi, nemmeno avessi ancora 14 anni; con tutto che nemmeno a 14 anni ero poi questo gran ribelle, diciamolo. Ho il sospetto che questi suoi biasimi abbiano una radice più profonda, qualcosa che ha a che fare con una insoddisfazione molto più antica; per questo mi irritano tanto.

Poi è di malumore perché viaggiare gli piace, ma all'ultimo momento detesta l'idea di interrompere le sue abitudini. E poi c'è il cane. Non gli piace l'idea di affidarlo alle cure dei vicini. Tra l'altro ultimamente la bestia s'è trovato la fidanzata, e scappa da lei ogni volta che può. Un giorno fuggiranno insieme, il cane e la cagnetta. Stupido cane, per andarla a trovare deve attraversare la strada, ed è troppo trasognato per badare alle auto, che in quel tratto sfrecciano.  

* * *

Il programma è questo. Sveglia intorno alle due e mezza del mattino. Appuntamento col pulmino alle tre. Le tre del mattino, Dio! Quella non è un ora per mettersi in viaggio. Quella è l'ora in cui, al massimo, puoi svegliarti di soprassalto sul divano di casa tua, coi vestiti addosso e il bicchiere di rum in mano e il dvd del film di turno che ripete in loop la musichetta del menù principale sul tuo televisore. A questo servono le tre del mattino, non a prendere un pulmino che ti porti fino a Brindisi, da lì prendere un aereo fino a Roma, e poi da Roma un altro per Atene. So già la faccia che avrò a quell'ora, avrò la faccia incredula del pesce preso all'amo. In aereo vorrò dormire ma non dormirò, vorrò guardare le nuvole ma capiterò sull'ala, lo so. 

* * *

A parte tutto, siamo quasi pronti. 

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