sabato 24 settembre 2011

Ebbro di trementina (2)

Innanzitutto ho ripreso a dipingere ma con qualche novità. Ho messo da parte il colore acrilico in favore del colore ad olio. Se me lo chiedeste non saprei nemmeno dirvi perché abbia tardato tanto a decidermi: onestamente pensavo che gli acrilici mi avrebbero aiutato a fare esperienza e vedevo nell’uso dei colori ad olio il raggiungimento di un livello di competenza più alto. In pratica ritenevo di non essere ancora pronto per una tecnica costosa, complessa, raffinata come la pittura ad olio. Ho speso più di un mese a lottare contro la resistenza dei colori acrilici, e la cosa era complicata per il fatto che avevo scelto di dipingere soggetti umani (femminili), in grande formato (50 x 70) puntando caparbiamente in direzione del realismo fotografico. Si può discutere molto sul realismo fotografico, e su quanto valga la pena ottenere, dopo settimane di lavoro, qualcosa che un apparecchio fotografico può darti in pochi secondi, ma c’è un fatto: a me il realismo fotografico piace. E questo, per quanto mi riguarda, chiude la questione.
Sia come sia, verso la fine di luglio ero giunto alla conclusione di essere completamente e irrimediabilmente negato per la pittura, benché non me l’aspettassi. E non è che non me lo aspettassi solo per presunzione. Mi basavo sulle mie esperienze con l’acquerello, che a detta di mio padre (critico assai severo) erano state assolutamente incoraggianti. Era un peccato che avessi smesso, diceva lui. E poi dipingere non poteva essere così diverso dal colorare col il computer, mi dicevo. A parte il ctrl-z, il resto doveva essere più o meno simile, i giochi d’ombra, gli accostamenti cromatici, le velature di colore e via dicendo.
Nonostante lo sconforto avevo comunque deciso di portarmi in vacanza la tela su cui stavo lavorando: l’avrei mostrata a mio padre, e se fossi riuscito ad avere la sua attenzione per qualche minuto forse avrei potuto strappargli qualche buon consiglio.
L’unico consiglio che mi diede fu di cambiare tecnica: meglio il colore ad olio. Semplicemente la tecnica ad acrilico non si prestava a quel genere di lavoro. Cazzo, e dire che un poco l'avevo sospettato, ma siccome sono assai modesto di natura avevo attribuito l'insuccesso al me medesimo e più non dimandavo.
Schiumavo di rabbia pensando a tutto quel tempo buttato via. Naturalmente durante l’estate pensai a tutto meno che a dipingere. Figuriamoci, stavo da Dio sul mio scoglio, tutto il mio afflato nasceva e moriva in perfetta armonia lungo la linea dell’orizzonte.
Tuttavia, prima di ripartire per Firenze, feci razzia nell’atelier di papà sottraendo ogni tubetto di colore ad olio che riuscissi a trovare. Tanto lui, mi dicevo, ha il suo bel daffare con la scultura, appena sarò partito si rimetterà a smartellare sul suo amato marmo e tanti saluti. Prelevai anche olio di lino, essenza di trementina, vernice per finitura e un certo numero di tele: i pennelli erano purtroppo inutilizzabili, ma potevo soprassedere. Avevo prelevato materiali per un valore di quasi cinquecento euro. Niente male. A papà lo avrei detto quando fossi stato ormai in autostrada.
Ebbene è stato praticamente come ricominciare da zero, con la differenza che sin dalle prime, ma che dico, dalle primissime pennellate i risultati sono stati esaltanti. Sottolineo esaltanti!
Le tinte, finalmente, giocavano davanti ai miei occhi seguendo placidamente i gesti del pennello. Un minuto prima ero sul punto di abbandonare per sempre la pittura in favore, che so, del body building, un minuto dopo vedevo i colori muoversi con grazia sotto i miei occhi, lasciarsi dominare, lasciarsi schiarire o scurire, oppure qualunque altra cosa avessi in mente. Più rosso? Tac, una goccia e poi tutto il tempo del mondo per spalmarlo delicatamente sull’immagine di una guancia, accarezzando col pennello a ventaglio, e poi fare un passo indietro e rimirarlo, e tornarci su, distribuire la luce, governare l'ombra.
Giocare, finalmente. È stato come se non avessi mai fatto altro che dipingere. Naturalmente la pittura ad olio ha un inconveniente: è lenta. Lentissima. Ma tanto chi mi insegue?
Ed ora sono lanciato.

Quindi pazienza. Voi e io.

1 commento:

  1. oh finalmente...io non capisco un'emerita minchia di pittura, ma sento dentro che l'olio puo' essere la strada giusta e soprattutto il mezzo giusto per far risaltare tutti gli umori del pittore...non vedo l'ora.

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