lunedì 31 ottobre 2011

Lucca 2011



… e volete che non sia stato a Lucca anche quest’anno? Non solo ci sono stato, ma mi sono comportato pure bene! Ho speso meno nell’anno scorso (poco meno, ma comunque troppo, beninteso). Non solo: ho scattato meno foto, praticamente nessuna agli autori, e questo perché non ho ancora compreso a fondo se a costoro piaccia o meno vedersi spiattellati su pagine internet di cui ignorano l’esistenza.
Ci sono stato due giorni di fila, venerdì e sabato, e svegliarmi all’alba in entrambe le occasioni non è stato sufficiente ad impedirmi di arrivare in ritardo di trenta minuti tutt’e due le volte. Nello specifico, il primo giorno il ritardo è stato causato principalmente dalla mia determinazione a cercare una scorciatoia che mi permettesse di evitare l’incolonnamento all’uscita di Lucca Est. Manco a dirlo, non è servito a niente, visto che dopo ogni tentativo finivo per ritrovarmi esattamente al punto di partenza, in coda alla colonna d’auto. Verde d’impazienza.
A parte questo, il tempo è stato splendido tutti e due i giorni, e continua ancora oggi, lunedì, mentre scrivo, al punto che sono qua ma preferirei di gran lunga esser là. Sto meditando di tornarci anche domani.
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Ho ritrovato Manunta, che si ricordava perfettamente di me e delle cose di cui avevamo parlato l’anno passato. Mi sono sentito importante, gli ho fatto vedere quel poco che ho prodotto in più durante l’anno e lui ha apprezzato i miglioramenti, ed in special modo la maniera in cui avrei rinunciato al tratteggio a favore del colore, come da suo consiglio. Qualche difetto grafico persiste, comunque.
Devo sembrargli molto strano: lui col fumetto e l’illustrazione ci vive, il mio ruolo, diciamo così, di disegnatore discontinuo e a tempo perso deve risultargli del tutto anomalo; sono avido di consigli e dritte tecniche ma poi tutto quel bagaglio di informazioni si limita a confluire nel canale strettissimo del mio tempo libero, e non coltivo ambizioni da fumettista, non produco abbastanza per essere anche solo minimamente proponibile in ambito editoriale; nonostante questo mi sono arrampicato per due volte fino alle edicole, che due volte sono poche, sono pochissime, ma anche moltissime dal mio punto di vista, se capite quel che intendo. Lui comprende bene la passione che ci metto ma poi immagino non si spieghi perché io non sfrutti l’energia propulsiva per fare il grande passo. Trovo ragionevole questa sua perplessità, ammesso d’averla delineata correttamente: se è per questo è una perplessità che condivido in pieno. 





Manunta, sempre disponibile, sempre pacato, Dio sa come faccia, era lì a promuovere la sua ultima pubblicazione, uno Sketch-book in edizione lussuosa, venduto in tre versioni a prezzo via via crescente: volume semplice, volume con stampa firmata, volume con matita originale. Quello con matita originale costava troppo per il mio budget: se fossi stato un affarista l’avrei comprato, avrei tenuto il volume, e poi avrei rivenduto la matita probabilmente allo stesso prezzo, nel padiglione accanto: ci avrei ricavato gratis il libro. Oppure avrei potuto tenere il tutto celofanato,volume e disegno, e rivendermelo di qui a qualche anno, magari su e-bay, realizzando un guadagno ancora maggiore. Ma se fossi entrato in possesso di una matita di Manunta non l’avrei mai venduta, questo è. L’avrei tenuta insieme alle altre. Del resto non ho mai avuto alcun acume per gli affari.
Per ciò che concerne i contenuti del volume, dovrete minimo minimo aspettare che lo abbia esaminato, e che cacchio! Sono appena tornato!

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Lasciato Manunta ho rintracciato Nik Guerra, circondato dalle sue pin-up sempre più fighe, alcune a china su cartoncino, altre – più grandi – ad acrilico su legno. Anche in questo caso i prezzi erano al di fuori della mia portata: non ho nemmeno chiesto i prezzi dei quadri, ma nei giorni precedenti avevo seriamente considerato di far mio uno dei suoi originali. Fantasie... io sono un ricco del tutto immaginario, mi ci manca solo la malattia degli originali. Starei fresco.
Mi sono limitato, quindi, a chiacchierare con lui (Nik) di fumetti, tornando, tra l’altro, sull’argomento della mia ingovernabile lentezza e della mia incomprensibile dedizione a singhiozzo. Mentre parlavamo è apparso Gipi. Che fare? L’ho perso di vista poco dopo ritrovandolo poi allo stand della Coconino, ma era troppo preso dalle cose sue e mi sono ritirato in silenzio.

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Rispetto alle altre volte sono rimasto ore a sfogliare le tavole originali negli stand dei collezionisti. A costoro dicevo papale papale di non essere lì per comprare: del resto ho pochissime occasioni di studiarmi gli originali da vicino. Mi hanno lasciato fare, e io ho sfogliato per ore, letteralmente. Se lo standista non guardava, tiravo delicatamente fuori la tavola dalla protezione in acetato per guardare meglio. In particolare sono rimasto colpito dagli originali delle copertine dei vecchi fumetti per adulti o dei libri tascabili, splendidi lavori in grande formato – destinati a loro tempo alla riproduzione in formato pocket – fatti con tempera su cartone. Dei quadri a tutti gli effetti, quanto ad uso del colore, giochi di luce, composizione, nulla a che vedere con la stitica riproduzione in piccolo che poi arrivava in edicola e in libreria. Se potessi disporre di quegli originali, farei passi da gigante nel campo della pittura.

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E infine ho conosciuto Makkox. Da lui ho comprato l’edizione su carta nobile del suo “Ladolescenza”, un fumetto essenzialmente autobiografico e anche “Post Coitum”, una raccolta delle sue migliori vignette satiriche sulla politica. Non ditegli che le ho chiamate “vignette”, sennò s’incazza.
Trovate alcuni suoi riferimenti nella colonna dei link qui accanto, ma è un autore talmente irrequieto e prolifico che un link non basta. Makkox sa come farti ridere, il punto è che sa anche come farti piangere. O anche semplicemente farti stare male, se ne ha voglia, piazzandoti davanti alla faccia qualcosa su di lui – quindi su di te – qualcosa, dicevo, che magari già sapevi e di cui non andavi fiero, sulla quale avresti preferito sorvolare. La sua franchezza ti mette a nudo. È un narratore perfetto che ha, per così dire, inventato un modo tutto suo di raccontare storie per mezzo del fumetto, inventando e reinventando, ai suoi albori sul web, l’impaginazione a scroll, facendo in modo che lettering e disegno formassero un tutt’uno narrativo di grande efficacia. Ora, pur mantenendosi attivo sul web, stampa i suoi lavori quando non li pubblica altrove, e cura in modo amorevole i dettagli della stampa, la scelta della carta, la rilegatura. Naturalmente, pur essendo un disegnatore dallo stile fortemente personalizzato, la sua qualità maggiore sta nelle cose che racconta, nella precisione chirurgica con cui si sofferma, ad esempio, su un singolo stato d’animo, per poi aprirgli la pancia, con un che di analitico e poetico insieme. Le mie sono chiacchere, io vi consiglio di approfondirlo per conto vostro e farvene una idea.
Di tutto questo avrei voluto parlare con lui, ammesso che ne avesse avuta voglia lui, ma c’era gente in attesa, tanta, e appena finite le mie dediche la folla impaziente mi ha sospinto via. Giusto il tempo di una stretta di mano e la fitta strana di una occasione persa. Mi consola pensare che un autore dotato di una così forte componente comunicativa, abbia poco da aggiungere, a parole, a quel che già racconta nelle sue storie. Però mi sarebbe piaciuto ugualmente offrirgli almeno un caffè.

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Ma per quanto mi piaccia il fumetto, diciamo, alto, alla fine io resto pur sempre un ragazzo semplice semplice e non disdegno, anzi amo, il fumetto che si prefigge in modo sincero lo scopo di un sano ed ingenuo intrattenimento. Per questo sono lieto di aver scoperto la bellissima serie Empowered, di Adam Warren: una serie spassosa di cui vorrei parlarvi ma non lo farò qui perché sarebbe uno spreco. Diciamo solo che Empowered è esattamente il tipo di fumetto che vorrei fare io, se fossi capace, quello che quando lo guardo penso "cazzo perché non ci ho pensato io!"; sexy, fantasioso, pieno d’azione e di damigelle in pericolo. Soprattutto queste ultime.

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Ora sono a casa, davanti al mio computer, con la pila di roba comprata a Lucca: la lettura di tutto quel materiale mi terrà impegnato per mesi e mesi. E mentre aspetto un cliente che mi aiuterà in minima parte a rientrare nel bilancio, son qui che penso che domani, se il tempo regge… forse potrei... perché no?


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