mercoledì 5 ottobre 2011

Ospite inevitabile


Ottobre è arrivato durante il fine settimana, senza prendersi la briga di avvertire. Col suo fare sbrigativo ed effeminato, ha piazzato le sue valigie nel soggiorno l'una accanto all'altra e prima che avessi tempo di indicargli la sua stanza e il bagno aveva già spalancato tutte le finestre perché, dice lui, proprio non sopporta il profumo che Settembre si lascia dietro. Nè quel residuo intensamente virile del dopobarba di Agosto. Ha regolato la temperatura scendendo di qualche grado, e a giudicare dal modo in cui si guarda intorno, so già cosa farà: innanzitutto gli alberi, ne sono certo. Cambierà il loro colore da verde a rosso e giallo, una foglia per volta. Lo so perché lo fa tutte sante le volte. Arrederà i boschi e vigneti in base al suo gusto esclusivo e a quel suo insopportabile senso estetico un poco retrò e indiscutibilmente gay. La mattina, prima che io esca di casa, mi ricorderà di coprirmi meglio, ché in motorino fa freddo e non ho più vent’anni, perdindirindina! Io lo manderò in culo e poi in strada mi pentirò di non avergli dato retta.

Tornato a casa vedrò i cambiamenti, discreti e inequivocabili, portati dalla sua mano ispirata. Vedrò la dispensa piena di zuppe pronte e alzerò gli occhi al cielo, disperato. Poi Ottobre mi dirà che il mio armadio è un disastro, che dovrei pensare già al cambio di stagione, tener pronto qualche maglioncino che non si mai; e nel dirlo apparecchierà la tavola, sciorinando una tovaglia autunnale immensa e piena di tramonti viola e poi servendo cibi caldi e fumanti e naturalmente vino. Di birra manco l’ombra, perché ad Ottobre la birra non piace. Converseremo oziosamente sullo sfondo audio di rai tre a basso volume, e mi ricorderà che l’inverno e alle porte, il natale vicino, la fine dell’anno imminente. Esigerà diplomaticamente qualche bilancio ma io prenderò tempo fingendo di interessarmi alla mia videoteca, e anche se non gli darei mai la soddisfazione di riconoscerlo apertamente, farò surrettiziamente un censimento dei miei film, prendendo nota di comprarne altri, che di qui a poco si tornerà guardare film uno via l’altro, nelle lunghe sere dell’inverno che, inevitabilmente, è già in viaggio. Me lo vedo già, l'Inverno, seduto in treno, ritto come un fuso, ossuto e aquilino, con una valigia piccola piccola che a vederla non diresti mai possa contenere così tanti coltelli. E così affilati, poi.

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