lunedì 14 novembre 2011

S14



... ma il quattordici novembre del duemilaundici inizia con la telefonata di mio padre che, miracolosamente, non s’accorge che ho la voce ancora impastata dal sonno. Mi fa gli auguri di buon compleanno: connetto. In effetti, essendo quello il giorno, gli auguri ci stanno. Borbotto un singolo grazie che per le nostre abitudini è già tanto, poi si passa alle solite battute sull’età che avanza eccetera. Finita la breve telefonata riattacco e noto un messaggio. Sempre da parte di mio padre, inviatomi prima della telefonata, praticamente all’alba. Ottimista, penso. Probabilmente ha dato per scontato che l’avessi già letto, quando mi ha chiamato. Lo leggo: decisamente sta invecchiando, il messaggio non è da lui. Sto invecchiando anche io: il messaggio mi commuove. O forse “commuove”, non è la parola giusta né, d’altra parte, il Thesaurus mi è d’aiuto. Per fortuna ci pensa mio padre a risolvere quell’insolito impasse emozionale, chiamandomi mezz’ora dopo per chiedermi certe cose su come farne certe altre al computer, e tutto torna alla normalità, mentre mi incazzo perché dopo avermi fatto le domande non mi sta a sentire, mi interrompe, sperimenta, litiga con il suo gattino che cammina sulla tastiera, il tutto mentre io son lì, a centinaia di chilometri, che aspetto che si limiti a cliccare dove gli ho indicato. Durante telefonate come quelle vedo tutto con chiarezza, me lo immagino seduto nella sua sedia comodissima, di colore rosso. Vedo la libreria alle sue spalle, dentro la casa in cui son cresciuto, il pavimento e ogni singola scheggiatura delle piastrelle del salotto, la luce obliqua dal finestrone tondo, i tubetti di colori ad olio, i fogli di cartoncino a4 pieni di schizzi, la gattina bianca con gli occhi di colore diverso affetta, a quanto pare, da sordità congenita e leggera zoppia, e insomma, vedo tutto nitidamente, come fossi lì, in un certo senso ci sono. Vedo tutto, tranne quello che ha davanti in quel momento sul monitor, l’unica cosa che sarebbe davvero utile, visto l’argomento della telefonata, ma che lui si ostina a non volermi descrivere puntualmente, dando per scontato ch’io capisca. Passa un’altra mezz’ora.
Seguono, nell’arco della mattina, altre telefonate, alle quali rispondo sentendomi in difetto, visto che credo di non aver chiamato nessuno, durante l’anno per fare a mia volta gli auguri. Fioccano anche gli auguri sulla chat, che ora a spiegarvi cosa sia è un poco lungo, ma insomma, diciamo che è una piazzetta virtuale cui sono connesso insieme alla maggior parte dei miei amici storici. Negli anni, sulla chat, si sono organizzati matrimoni e incontri vari: da qualche tempo, nel cazzeggio generale, è apparso l'argomento gravidanze. Idem come sopra… avrò, sulla chat, dato a mia volta gli auguri quand’era il momento?
Nel frattempo, per un cambio di giorni, lunedì quattordici dicembre 2011 sono a casa, non in ufficio (hey, vuol dire che lavoro da casa, ok?), ed eccezionalmente oggi ho a casa la donna delle pulizie, che viene una volta la settimana a ricordarmi come dovrebbe vivere un essere civilizzato. E poi mi stira le camicie. Di solito, se sono a casa, mentre stira parliamo di film. Lei è eritrea, appassionata di cinema, soprattutto le piacciono i film coi negri. Mi ero ripromesso di passarle la quadrilogia di Arma Letale (le piace moltissimo Danny Glover), ma scopri scopri ce l’ha già tutta in videocassetta, capito? Me lo dice con soddisfazione, negro batte bianco, uno a zero per lei.
Mangio un panino col lampredotto in piazza Alberti (uno solo, giuro!), credo a tutti gli effetti il miglior panino al lampredotto di tutta Firenze Sud, mi scusino gli altri professionisti del lampredotto. Poi nel pomeriggio ho appuntamento col commercialista, firmo carte e assegni e poi a lui gli cade l’occhio sul mio codice fiscale, sul S14, ma proprio per caso (non è che tipo gliel'ho indicato schiarendomi la voce, niente del genere) dal quale deduce che è il momento di fare un salto al bar di sotto e brindare.
Festeggio col mio commercialista, negroni io, coca lui (ché dopo deve giocare a tennis), e siamo a 37 dico, succhiando un cubetto diaccio; parliamo di Mario Monti, lui prova a spiegarmi la situazione, ma roba tipo PIL e macroeconomia, e debito pubblico, poi mi vede confuso e rinuncia, quindi passiamo a parlare di figa e tutto s’aggiusta.
Guido fino a casa, o almeno ci provo, perché quando sono sovrappensiero seguo percorsi alternativi, poi mi ricordo che devo passare dalla sarta, poi decido di comprarmi la cena in rosticceria, poi visto che ci sono passo a far la spesa e mi regalo una bottiglia di Jack Daniel’s invece del solito Pampero, e che è che non è alla fine a casa ci arrivo per davvero, saluto il criceto dei vicini, accendo il computer, mi verso da bere e non brindo, mi limito a bere …


3 commenti:

  1. auguri grande Alex anche se in ritardo cin cin

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  2. Oibò!!! Questa si che è una sorpresa...! Grazie, Giuseppe, anche il mio "grazie" arriva in ritardo. :-)

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