martedì 22 novembre 2011

Dire NO.


L'altra sera, nel vedermi mortalmente annoiato e invischiato in un certo lavoro che ho accettato di fare solo per tener fede al mio ruolo di buon samaritano di questo cazzo, tra un clic controvoglia e uno scroll stizzito, m’è sovvenuto di chiedermi, una volta di più, per quale fottuta ragione io sia incapace di dire no. E siccome quando ci si annoia, clic o non clic, scroll o non scroll, la mente vaga, eccomi intento ad interrogarmi su quanti NO io mi sia, a dispetto delle mie abitudini, sentito rivolgere nella vita.

Saranno stati più di cento, ma che dico, certamente più di mille. Potrei stimare che siano stati meno di un milione, lo potrei stimare ma non lo potrei giurare. Come più o meno chiunque, chi più, chi meno, appunto, mi sono sentito rivolgere NO praticamente in ogni combinazione di tono di voce ed espressione disponibile.

NO colmi d’ira, NO strabuzzati di stupore, NO pallidi di indifferenza, NO scioccamente ostinati, NO irragionevoli e NO isterici, NO ironici quando non sarcastici, NO pietosi, NO distratti, NO per tradizione o per sentito dire, NO spietati, NO derisori, NO incisivi come ghigliottine, NO definitivi come porte sbattute, NO ostentanti sadico piacere, NO ignoranti, NO frettolosi, NO molli come cera, NO inspiegabili, NO col dito indice o scuotendo il capo, NO supponenti, NO saccenti, NO tanto per non dire sì, NO accidiosi, NO ottusi, NO col punto esclamativo e, almeno nel Salento, NO come semplice intercalare; persino, in qualche caso, assurdi NO affermativi, specialità, quest’ultima, squisitamente femminile.

Financo il mio computer mi dice NO, e non una ma più e più volte al giorno, coi suoi suoni idioti che non disattiverò mai abbastanza. E poi ci sono i NO che non solo non son detti a voce, ma non sono nemmeno pensati, i NO peggiori di tutti, quelli di chi non ti risponde al telefono, ad un mail, ad una battuta: i NO che sono il vuoto snob dentro cui precipita la tua ultima parola, il NO di chi non ha nemmeno badato alla domanda.

E quanti NO ho detto io, nei trentasette anni di esilio su questo pianeta? Sono pronto a scommettere di aver pronunciato meno della metà dei NO che avrei dovuto e meno di un quarto dei NO che ho ricevuto. Senza contare tutti quei NO che ho pronunciato, per poi vederli tramutarsi in sì, per ragioni tra le più diverse: di solito per gentilezza o per questioni di coscienza, in qualche occasione lavorativa per il gusto della sfida ma la maggior parte delle volte per carattere, solo per carattere, non ci posso pensare. Un carattere di merda, lasciatevelo dire. Un carattere così di merda da considerare il NO una offesa, poiché tale carattere odia imporre ad altri quel che altri gli hanno imposto coi loro NO proprio perché sa quanto e quanto spesso sia odioso sentirsi dire NO.
Di quei NO diventati sì come per magia, un ulteriore ma ragguardevole sottoinsieme si è rivelato essere la chiave d’accesso a qualche assurda rottura di coglioni, di quelle che possono coglierti sbigottito un sabato sera, nel bel mezzo dell’opera; di quelle che riconosci in un colpevole momento di lucidità e sacrosanto egoismo; di quelle dinanzi alle quali persino il senno di poi alza le mani e dice NO, non guardare me!

Ho evitato di dire NO tutte le volte che ho potuto, e nel caso non dovessero bastare i miei già numerosi peccati, saranno proprio questi NO mancati a farmi finire all’inferno, ne sono sicuro. Non già per la pesantissima cornucopia di bestemmie al cui trasporto la mia comica, scrupolosa, dirò di più, pietosa disponibilità mi ha spesso condannato, quanto piuttosto perché il farsi carico degli altrui cazzi equivale a sperperare; sperperare energie ma soprattutto tempo e non sarò certo il primo ad osservare quanto quest’ultimo sia assimilabile al contante.

Sono lì i prodighi, gli spendaccioni, gli spreconi, assieme agli avari a spingere pesanti massi in tondo dentro il Quarto Cerchio, incontrarsi a metà strada e poi ricominciare per l'eternità.

Così mi dico: e se una buona volta la finissi? In fondo non tutti coloro che mi hanno detto NO sono cattive persone, anzi..., sia pur sporadicamente s'è trattato di NO lungimiranti, capaci di illuminare zone offuscate dalla mia inettitudine a guardare oltre; e costoro se la passano alla grande, dormono la notte, e di giorno magari ingrassano non meno di me, e poi ridono, coltivano interessi, fanno sport, vanno in chiesa e certamente scopano pure di più, forse proprio per il fatto d’avermi detto NO in quella data occasione, vai a sapere. Dire NO vuol dire, spesso e volentieri, affrontare a viso aperto l'avvenire, con la serenità e l'audacia di chi non teme rimorsi né rimpianti.

Perché non prendere un impegno serio per il futuro, l’impregno di dire NO, di dirlo più spesso, con maggiore convinzione, con granitica inamovibilità, con ferma consapevolezza e beata strafottenza? Farmelo stampare sulle magliette se è il caso, un grande NO in Arial corpo 92, e ripeterlo sottovoce mille volte al giorno, fino a quando dire no non divenga spontaneo come respirare, e imparare a respingere, rifiutare, negare, imparare a voltare le spalle e farlo con eleganza, con una mezza piroetta dinoccolata, leggiadra e, naturalmente, con il sorriso sulle labbra.

Dire sì sarà anche più bello, probabilmente lo è davvero, ma dire NO mi sa che è più sano.

Se non altro ti rimarrà un sacco di tempo libero, e di spazio, nel grande vuoto che ti sarai creato intorno.

5 commenti:

  1. Fantastico post... Dato che non so scrivere bene come te, penso che te lo utilizzerò presto (con i dovuti crediti) sul mio blog, perché mi rappresenta molto e rappresenta ancor di più quelle numerose situazioni in cui mi sono andato a cacciare, debole nei miei sì, e che mi stanno facendo esaurire...

    Quoto tutto... BRAVO...
    NO NO NO NO

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  2. Sono arrivata qui da un incollaggio altrui ;P
    complimenti per le delucidazioni e soprattutto per i NO ispiranti :P

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  3. BEH, A CHI LO DICI. il problema è che se la persona in questione sta male dopo aver risposto no, a nulla serve stamparselo sul davanti e pure sul retro della maglietta. credo che non si possa combattere piu di tanto con il priprio carattere, forse si impara a convivere meglio.. forse..
    Graz

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  4. Infatti poi ci ho riflettuto e:

    1) escludi le donne, non si può dire NO ad una donna.

    2) Escludi quelli che hanno, rispetto a te, una posizione di autorità (il capoufficio etc.)


    3) Escludi le forze dell'ordine (se un vigile ti chiede di accostare, hai voglia a dire no...)

    4) Escludi i genitori, ai quali si finisce per darla sempre vinta;

    va a finire che l'unico a cui riesci a dire un bel NO forte e chiaro è il barbone che ti chiede un euro al solito semaforo.

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  5. .. e forse si dice anche troppo spesso "NO" a se stessi!!! gra

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