giovedì 26 luglio 2012

Inezie d'inerzia




Questo 2012 mi vede arrancare verso la fine di luglio discretamente scarico e moderatamente spompato, e pure squattrinato e un poco irascibile e vagamente annoiato e mi rode per quella bella fetta d'estate già alle spalle, tutti quei giorni di sole che sono fuggiti via mentre ero intento a fissare il monitor. Questa settimana dovrebbe essere l'ultima in studio, poi mi resta un altro lavoro da finire a casa e poi chissà, potrei anche farcela a mettermi in viaggio verso Sud, ho già comprato gli audiolibri per l'andata ed il ritorno. Nondimeno il mio primo giorno ufficiale di ferie pare s'allontani a passettini via via che mi ci approssimo, come quella stronza tartaruga di Zenone. Il tempo è immobile, la Puglia lontanissima, Firenze inabitabile e in mezzo a tutto questo io, col mouse ancora in mano e il viso in RGB e un mucchio di Daiquiri non bevuti. Sono quasi quattro settimane che non dipingo, non mi risolvo a trovare la concentrazione adatta, d'altro canto dubito che il mondo abbia urgente bisogno delle mie pin up, quindi da questo punto di vista sto tranquillo.



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Ammesso e non concesso di arrivare al momento delle sospirate vacanze mi riprometto di non toccare il computer nemmeno per l'e-mail; naturalmente mi porterò dietro lo scassatissimo portatile, ma lo farò per il solo gusto di non accenderlo. Del resto ho constatato con una certa delusione quanto i miei post dell'estate passata assomiglino ai miei post dell'estate precedente, in alcuni punti parola per parola, un auto-plagio inconsapevole che mi ha lasciato sbigottito; e siccome sono un uomo di poche pretese, fatte salve alcune piccole messe a punto direi che quel genere di vacanza, come lì descritto e sviscerato, mi andrebbe anche bene, per cui bene che vada e facendo i dovuti scongiuri mi augurerei di dovermi/potermi ripetere per la terza volta. Se doveste vedere che non aggiorno ma la curiosità vi solleticasse, andate a rileggere i post di agosto 2011 e 2010 e pensatemi  negli stessi posti a far le stesse medesime, lo prenderò come un augurio. 

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Paragonandomi spesso, per indole, al prossimo che mi si approssima di volta in volta, scopro di non assomigliargli, o quantomeno di assomigliarli solo nei difetti. Gli altri mi sembrano sempre un po' più rilassati, più consapevoli dello spazio fisico che occupano nel mondo, del loro diritto ineludibile d'esserci. A volte vorrei essere una persona normale. Uno normale che lavora quando c'è da lavorare e poi va in ferie tranquillo e se la gode, la sera si sbronza con gli amici, flirta con le ragazze invitandole a ballare sulla spiaggia, uno che, in pratica attraversa il mondo a falcate ampie e testa alta. Non uno che è sempre con due piedi in una scarpa sola, come in casa d'altri pensando sempre ad altrove, ovunque sia, non uno col chiodo fisso d'aver lasciato il gas aperto, e non a casa ma nella vita in generale, ché a casa il gas non ce l'ho, aver trascurato qualcosa di enorme per distrazione o inettitudine, non il già colpevole, non l'autore inconsapevole di una catastrofe imminente, se capite quel che intendo. Io non credo si capisca, ma a pensarci bene fa lo stesso.




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