martedì 26 febbraio 2013

Anna Karenina - due parole sul film




A vedere il film ci sono andato di mia spontanea volontà, lo giuro, nessuno mi ha costretto. In questo inizio d'anno ho avuto soddisfazioni più testosteroniche, ma ogni tanto anche il mio lato romantico esige il suo tributo. Al cinema ci sono andato senza avvertire nessuno, e pioveva pure, per darvi la misura della mia determinazione. Ed ero sinceramente curioso; ho finito il libro (audio) pochi mesi fa, come credo di aver già detto altrove, e l'uscita tempestiva del film m'era parsa una coincidenza fortunata. Inoltre Keira Knightley mi piace davvero, in certi casi ho trovato la sua bellezza addirittura esaltante. Benché la ragazza sia forse troppo esile per i miei gusti solitamente più burini, la amo dai tempi di Domino, e prima o poi farò la pazzia di guardarmi tutta la saga de I pirati dei Caraibi solo perché c'è lei. Mi ha fatto piacere ritrovarla così radiosa: dopo averla vista in versione dimessa in London Boulevard temevo avesse perso il suo smalto.



Ma sto divagando. 


Anna Karenina, di Joe Wright, è davvero un bel film, mi sentirei di consigliarvelo. Via col trailer: 




Sulle prime, forse, lascia confusi la messa in scena. Potreste trovare straniante l’utilizzo insistito di un ambiente chiuso e ostentatamente circoscritto, il gioco delle scenografie che cambiano davanti ai vostri occhi, il percorso di alcuni personaggi che – per esempio – lasciano il palcoscenico per essere seguiti dietro le quinte tra tecnici al lavoro, funi, scalette, travi e antiquate attrezzature di scena, un ambiente che in pochi passi muta appena percettibilmente nell’immagine di un vicolo chiassoso e affollato; un agile artificio visivo, questo insieme ad altri, che avvicina luoghi anche lontani a favore di una narrazione concisa, e che fornisce l’occasione per una ricercata composizione fotografica. Anche il meno accorto tra gli spettatori (io, per esempio) finirà inevitabilmente per cogliere il valore simbolico di questa scelta registica. Il libro di Lev Tolstoj è, tra le altre cose, un romanzo fortemente critico nei riguardi della mentalità ipocrita dell’alta aristocrazia. E i personaggi del film si comportano, appunto, da personaggi (fatta eccezione per Levin – l’unico completamente positivo  non a caso alter ego dell’autore; le parti che lo riguardano sono le uniche girate in esterni sconfinati) tutti gli altri, muovendosi in questi ambienti esplicitamente artefatti, non vivono la loro vita: la interpretano; recitano il ruolo che l'alta società di San Pietroburgo pretende da loro, osservando e giudicando, come in un teatro




Avrei voluto aggiungere qualche parola su Aleksei Karenin, marito di Anna, ma il rischio di apparire antiquato e bacchettone mi ha dissuaso. Il fatto è che lui ci guadagna, da tutta la vicenda, solo un palmo di naso, la figura del cornuto e infine una bimba non sua che accetta di prendere in affidamento. Mi domandavo se fossi stato l'unico ad aver fatto il tifo per Aleksei Aleksandrovič Karenin pur sapendo già come sarebbe andata a finire. Benché la stessa Anna lo definisca “un orologio, una bambola di legno” ho trovato l'Aleksei di Jude Law molto più umano e dolente, rispetto al suo corrispettivo letterario; soprattutto ho avuto la sensazione che amasse davvero sua moglie, non che avesse a cuore di preservare l'unione matrimoniale al solo scopo di non contravvenire alle rigide convenzioni sociali eccetera. Tuttavia può darsi che leggendo il libro non abbia colto lo spirito del personaggio. Nulla di più facile.




Quanto alla mia simpatia per Anna Karenina, temo che questa fosse dovuta in gran parte alla mia immaginazione, più che ai meriti - pur presenti - del personaggio in sé: nel film perde un po' del carisma che l'autore le aveva saputo infondere, apparendo, nella sua umanità, esattamente per quello che è: una donna in balia delle passioni, a volte uterina, spesso debole, inevitabilmente egoista. Quando il marito le ricorda che il divorzio metterebbe in gioco il futuro del loro figlio Serëža lei, accalorata risponde: "morirei per lui, ma non voglio vivere così, per lui!", dove per "così" intende "con te". E Aleksei, pensate un po', incassa senza nemmeno metterle le mani addosso. Questo significa avere le spalle larghe. 

A parte gli scherzi è davvero un ottimo film. Sto pensando seriamente di andarlo a rivedere, non è poco dal momento che, a 'sto giro, non l'ho fatto nemmeno per Die Hard 5

Nessun commento:

Posta un commento