venerdì 1 marzo 2013

La novità




La novità è questa cazzo di  questa benedetta sigaretta elettronica. Elegante, abbastanza pratica, non ci prova nemmeno a scimmiottare forma e dimensioni della sigaretta vera: la sera, devo metterla in ricarica, come il cellulare. L'ho scelta blu e nera, intonata al mio look fisso da tamarro. Mi piace.

Sulla sua reale efficacia non so ancora pronunciarmi, la uso da una settimana, è presto. Posso dire che, quando la uso, mi è impossibile non sentirmi ridicolo; e ne faccio un uso continuo, per il momento addirittura smodato. Cerco di convincermi che il sentirmi ridicolo faccia parte della cura. Portare alla bocca e aspirare, portare alla bocca e aspirare, un gesto al quale il fumatore abituale non fa più caso. Un gesto normale, si direbbe, fintanto che lo fai con una sigaretta. Poi lo ripeti con un surrogato più e più volte e finalmente prendi atto della ripetitività ossessiva, della reale necessità che ti spinge a farlo. Ma che cazzo sto facendo? si chiede, inevitabilmente, il fumatore di sigaretta elettronica. E' ridicolo! Perché ho bisogno di respirare la roba che sta dentro a questo aggeggio? Come se negli ultimi anni avesse fatto qualche cosa di diverso.

Poche cose ti fanno sentire un drogato quanto il ridurti ad usare succedanei perlopiù insoddisfacenti della tua droga favorita. 

Funziona così: c'è un serbatoio che contiene una soluzione a base di nicotina. Poi c'è un affare alimentato dalla sottostante batteria, il quale affare vaporizza il liquido. Lo chiamano atomizzatore; questo nome fighissimo è bastato a convincermi all'acquisto. In pratica aspiri vapore acqueo con tracce di nicotina: il sapore è abbastanza buono, un po' dolciastro, invero, e coi dosaggi più forti si può avvertire anche il familiare pizzicorino in gola; infine sbuffi fuori una bella nuvola densa e bianca, roba da abemus papam; la quale mi dicono essere piuttosto inodore, decisamente più presentabile rispetto al caratteristico olezzo giallo delle sigarette. In più non lascia residui olfattivi sui vestiti, non ti asfalta i polmoni col catrame, non disperde scintille che ti bucano il maglione; non ti servono neppure accendino e portacenere, puoi "fumare" in casa o in ufficio, e pure in macchina all'una di notte a febbraio e fuori piove, tipo, senza dover aprire il finestrino.

Per la verità, quando pochi mesi fa sostenevo di averle "provate tutte", per smettere, includevo anche la sigaretta elettronica; solo che quella che avevo provato non funzionava altrettanto bene, era una versione economico-promozionale, buona solo a farti venire il nervoso. Questa è un'altra storia.

Io sono uno schizzinoso; l'idea della sigaretta elettronica mi faceva schifo, sinceramente. Il problema, però, è che stava cominciando a farmi schifo anche l'idea della sigaretta normale. Da mesi. Si trattava di aspettare che uno schifo superasse l'altro.

Ho iniziato venerdì scorso. Finito diligentemente - e con vago rammarico - l'ultimo pacchetto di sigarette tabaccose mi sono messo a ciucciare da quest'aggeggio qua. Freud ci andrebbe a nozze, con tutta questa oralità. La sapeva lunga, lui fumava il sigaro, per dire. Naturalmente sulle prime m'è parsa 'na boiata, questa cosa del vapore. Ma ho insistito con la determinazione del disperato. Sono andato avanti tutto il giorno, persino in ufficio, appunto. All'ora di pranzo mi stavo già convincendo. La sera, all'uscita dalla palestra avrei avuto la prova definitiva, perché di solito, dopo due ore e mezza di sala attrezzi esco con due soli pensieri: sigaretta subito; e cibo subito dopo. In macchina ho aspirato e svaporato fino a quando non mi si sono appannati i vetri. Però ha funzionato, sono andato a letto senza sigaretta. Il primo giorno è andato, mi son detto.

Poi è passata una settimana. 

Ed eccomi qua che scrivo e svaporo. Anzi... svapo, si dice così. Scrivo e svapo, svapo e scrivo. Non devo nemmeno allontanarmi dal computer.

Vi terrò aggiornati.

Lo sappiamo tutti, Joseph: non è la stessa cosa



1 commento:

  1. After doing some research online, I've ordered my first e-cig kit at VaporFi.

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