lunedì 15 aprile 2013

Oblivion - Due parole a caldo





Un po’ Matrix, un po’ Indipendence Day,  un po’, un po’ Johnny Mnemonic, un po’ Total Recall, un po' Wall-e, con in più una strizzatina d’occhio a grandi classici del cinema, come 2001 – Odissea nello spazio o della letteratura, come La Macchina del Tempo di H. G. Wells; tutto questo (e molto altro che certamente mi è sfuggito) è Oblivion, ultima fatica di Joseph Kosinski, già regista di Tron - Lagacy. Oblivion è un  film spettacolare sul piano visivo; e malgrado i numerosi riferimenti più o meno illustri, più o meno espliciti, riesce  in alcuni momenti a sorprendere e pure a divertire. E non è poco, ci tenevo a dirlo. La storia non è proprio lineare, come capita quando i personaggi vivono una realtà che, nel dipanarsi della vicenda, viene messa in discussione; dopo la visione dovrete raccogliere un minimo le idee per risistemare il tutto, e forse vi rimarranno una o due domande senza risposta. A me ne è rimasta almeno una, Wikipedia non mi ha aiutato, quindi aspetterò che qualcun altro di voi lo vada a vedere. Magari ne riparleremo. 




P.S. Scrivo queste note circa diciassette o diciotto ore dopo aver pubblicato il pezzo "a caldo" soprastante. Sinteticamente: sul magnifico 400calcileggo ora che gli interrogativi rimastimi post visione non erano dovuti ad un mio specifico stordimento, bensì a veri e tangibili buchi di sceneggiatura. E' un sollievo: temevo d'essermi perso qualche cosa. 


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