venerdì 14 giugno 2013

Quasi nudo di donna




Di solito, se intendo pubblicare un mio disegno, lo accompagno con qualche nota, un aneddoto, per - diciamo - contestualizzarlo meglio, ma anche perché in questo modo colgo l'occasione per giustificare a parole qualche visibile mancanza, qualche imperfezione tecnica, qualche svista. Stavolta farò una eccezione, e non perché mancanze, imperfezioni o sviste facciano difetto a questo mio ultimo disegno, ma semplicemente perché trovo che il disegno racconti già tutto da sé. Si capisce, ad esempio, che avrei potuto fare certamente di meglio ma il fatto è che non dipingevo ad acquerello da almeno otto anni.

Hum... no. Ripensandoci non resisto: vai con l'aneddoto. 

Una estate mio padre mi mise in mano una scatola di acquerelli Winsor & Newton, svariati pennelli ed una fin troppo nobile carta Fabriano cento percento cotone, poi mi propose di fare qualche acquerello. Lui pensava soprattutto a prodotti vendibili, più o meno in linea con alcune cose fatte da lui in gioventù e io, devo dire, ce la misi tutta per dargli un minimo di soddisfazione (non sia mai detto che mi lasci sfuggire l'occasione di fallire nel tentativo di ottenere la sua approvazione). Devo confessare, tuttavia, che mi ci misi solo perché era estate e per qualche ragione che oggi mi sfugge mi stavo annoiando a morte. 

Di solito mio padre non si spertica in complimenti nei miei riguardi, non perché ce l'abbia con me, è una forma di rigidità stramba che ha sempre avuto, ci ho fatto il callo ormai. Per la verità è anche molto difficile cavargli qualche parere incoraggiante espresso in forma verbale; per capire se gli è piaciuto qualche cosa di mio devo origliare le conversazioni con oppure dei suoi amici, o ancora aspettare di essere raggiungibile solo per e-mail o telefono (le sue difese si abbassano); altrimenti è difficile farsi un'idea della sua opinione in merito ai miei risultati, quando questa è positiva. Quando è negativa, invece, non c'è alcun problema, in quel caso me lo dice forte e chiaro, in modo cubitale, direi. 

Invece mentre facevo quegli acquerelli, mi sorprese. Benché io non ne fossi affatto soddisfatto ricordo che in qualche caso adoperò addirittura l'aggettivo "bellino". Sono momenti memorabili. 

Spinto dall'inattesa riuscita, andai avanti per una decina di giorni; a mio avviso non feci mai il grande salto, i miei risultati rimasero più o meno modesti per tutto il tempo; ma lui volle vederci comunque qualche cosa di promettente, e alla fine mi regalò una scatola di Winsor & Newton e mi disse di continuare, ché stavo prendendoci la mano. Intimamente rimasi dell'idea che volesse solo incoraggiarmi, ma più in superficie mi convinsi che avesse ragione e me ne inorgoglii. Ma poi partii, tornai a Firenze, mi misi a fare altre cose e - naturalmente - non feci più niente con l'acquerello. Misi la scatola su una mensola bene in vista, però il tempo passava e io non dipingevo niente. Arrivò il momento in cui cambiai casa, smontai la mensola e infilai la scatola di acquerelli in un cassetto, e in quel cassetto i colori mi hanno seguito attraverso tutti i successivi traslochi. 

Fino a quando, l'altro giorno, l'ho ritrovata e riaperta. Tutti i dadini di colore erano ancora incartati, perfettamente intonsi, come appena usciti dal negozio. Per farla breve (ma forse è tardi per farla breve, giusto?) ho messo mano ai pennelli che di solito uso per l'olio, e dopo qualche iniziale incazzatura, ecco il risultato. Il disegno è lo stesso che avete visto qui, l'ho rifinito un poco e pazienza per le gambotte spalancate. 

Non dipingevo ad acquerello più o meno da quella estate di otto anni fa e, devo dire, mi ci sono divertito abbastanza. Sono convinto di poter fare meglio di così, di certo oggi farei meglio di così se otto anni fa non avessi interrotto, ma come dice Uberto Eco, i condizionali controfattuali sono sempre veri perché la premessa è falsa. 

Adesso ho in mente di mostrare questo disegno a mio padre. Ma considerato il segno nero di contorno (lo troverà esacrabile), i colpi di luce qua e là dati con acrilico bianco (li troverà blasfemi e ruffiani), per non parlare della posa sfrontata della fanciulla (la troverà inopportuna e mi ripeterà che ho il chiodo fisso), dubito che stavolta mi guadagnerò un suo "bellino". 

Vi farò sapere. 




2 commenti:

  1. ... e codeste braghe? te tu sei diventato un "Braghettone"?

    Andrea

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  2. è evidente, io non sono tuo padre, ma direi che le tue imperfezioni, difetti e mancanze sono cosi ben distribuite che oserei scrivere BELLO!! e a te BRAVO!!
    Giuseppe

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