venerdì 30 agosto 2013

Logout







Molte cose mi sono più chiare dal punto di vista dell'ultimo giorno di ferie. Molte altre le capisco meno del solito. Che poi, naturalmente, non è tanto una questione di ferie. Questi posti, il loro aspetto, sempre la solita storia tutte le maledette volte. Faccio il logout ai computer di casa di mio padre, faccio il logout mentale, smetto gli abiti (pochi, in realtà) del vacanziero, raccolgo la mia robaccia sparsa per casa, un sacco di robaccia, quella che mi sono portato da lì e quella che ho comprato qui, da non credersi, infilo tutto quanto a caso in questa valigia o in quello zaino, e in altri diecimila contenitori vari, tanto lo so che dimenticherò qualcosa. La farei, credetemi, una merdosa check list, se ogni santa volta qualcuno non mi suggerisse di farla. Sono fatto così. 

Mentre scrivo si respira quella bella arietta tipica del giorno prima della partenza. Un generale malumore dovuto al fatto che, diciamolo, un po' ci rompe il cazzo separarci persino a gente coriacea dura e pura come noi, come me e mio padre. Quindi siccome non si può e non si deve parlare di magone, non si deve nemmeno supporre che sia in atto una qualche forma di magone, ci mancherebbe altro, risolviamo tutto con l'unica approssimazione di cui siamo capaci, cioè i musi lunghi; e ci parliamo a stento e a grugniti, io ogni tanto ringhio pure. E tutto ciò fa uno strano contrasto con le premure reciproche dell'ultimo minuto, lui che mi dice "a me non serve, portatelo tu" oppure io che dico "a me non serve, se vuoi te lo lascio", di qualunque cosa si tratti. Gente strana, ragazzi. Gente davvero strana. 


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